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Avv. MAURIZIO LUCCA


SEGRETARIO GENERALE AMMINISTRAZIONI LOCALI E MANAGER DI RETE


Archivi del mese: marzo 2015

L’affidamento di servizi pubblici

Atti e contratti
 Formulario degli enti localiL’affidamento di servizi pubblici
L’insieme dei principi nazionali e comunitari porta a ritenere valido l’affidamento diretto (cioè, senza una gara aperta) dei “servizi pubblici” alle società miste quando si sia svolta una gara ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato (senza espressamente richiedere alcun limite, minimo o massimo)[1], permettendo, pertanto, l’affidamento diretto della gestione del servizio in via ordinaria ad una società mista, alla condizione imprescindibile che la scelta del socio privato avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica e che a tale socio siano attribuiti specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio[2]: il diritto dell’Unione europea conferma l’affidamento diretto del servizio di rilevanza economica anche a società cosiddette miste, ed anzi esprimendo un vero e proprio favor per il partenariato pubblico/privato e gli organismi misti purchè sia stata esperita una procedura pubblica per l’individuazione del socio privato[3].

Quello che rileva, in termini diversi, è l’individuazione del socio privato mediante gara, essendo l’affidamento ad una partecipata l’estensione (longa manus) di un’attività dell’amministrazione controllante.

La gestione dei servizi pubblici può essere affidata a società che rientrano nel modello del cosiddetto in house providing purchè il socio privato sia scelto con una procedura di evidenza pubblica, sicché la necessità di una gara per la scelta del socio, se da un parte determina l’esclusione della riconducibilità alla figura dell’in house, dall’altra ha condotto a ritenere non corretto annoverare tale figura – tipo di affidamento tra quelli “diretti”[4].

Di converso, l’affidamento diretto di un servizio pubblico senza esperimento di gara, in deroga ai principi generali, è consentito qualora l’amministrazione aggiudicatrice intenda internalizzare il servizio, ovvero affidarlo in house, sempre che sussistano in concreto i requisiti dell’ in house, cioè la proprietà interamente pubblica della società, ovvero il controllo (analogo) su di essa da parte dell’ente aggiudicatore[5].

(estratto, Limiti agli affidamenti diretti, L’Ufficio tecnico, 2015, n.1 – 2)
[1] Socio “industriale” e non meramente “finanziario”; in termini, vedi il Libro verde della Commissione del 30 aprile 2004 e Corte di giustizia, sez. III, 15 ottobre 2009, in causa C-196/08, Acoset Spa, dove si è ribadito la legittimità comunitaria dell’affidamento diretto a società miste, purchè sia rispettata la condizione della gara cosiddetta “a doppio oggetto”.
[2] Corte Cost., 16 luglio 2014, n. 199.
[3] Corte Cost., 17 novembre 2010, n.325; idem 16 luglio 2014, n. 199.
[4] Vedi, il parere del Cons. Stato, sez. II, 18 aprile 2007, n. 456.
[5] Cons. Stato, sez. V, 30 aprile 2013, n.4832.

NO ALL’ABOLIZIONE DEI SEGRETARI COMUNALI: DOCUMENTO ANCI VENETO

La funzione rogatoria del segretario comunale (Maurizio Lucca)Documento Anci Veneto su abolizione segretari comunali

20 Marzo 2015.

La riforma della pubblica amministrazione, in discussione in Parlamento, prevede l’abolizione della figura del Segretario comunale sostituendola con una nuova figura apicale.

Da subito, tale proposta di riforma è stata avversata non solo dalle Amministrazioni locali ma anche dai diversi livelli di governo territoriale, oltre che dalla società civile, che identificano nel Segretario comunale il garante della legalità e della corretta gestione delle risorse pubbliche.

La figura del Segretario comunale ha costituito e costituisce un riferimento unico per professionalità e capacità organizzativa, sia da parte degli amministratori che del personale, un figura che assiste gli Enti sotto una molteplicità di aspetti e a cui è riconosciuta una particolare specializzazione sulle materie di interesse locale. Continua a leggere

ll c.d. preavviso di rigetto tra buona fede e legittima aspettativa del privato

ll c.d. preavviso di rigetto tra buona fede e legittima aspettativa del privato

Il procedimento amministrativo

delineato dalla legge generale n. 241 del 1990 segna in parte una rivisitazione del principio di consequenzialità (per la quale un atto non può essere compiuto se non viene adottato un atto che nella sequenza normativa necessariamente precede) che concerne l’obbligo, da parte della Pubblica Amministrazione, di adottare atti e decisioni coerenti con quanto contenuto sia con gli altri atti del procedimento stesso, sia con le circolari e le direttive contenenti indicazioni a tale riguardo, in piena esecuzione degli elementi di fatto e di diritto che reggono il provvedimento e che costituiscono le basi giuridiche affinché l’atto stesso venga ad esistenza, con la conseguenza che l’esistenza dell’atto amministrativo (in assonanza con la consequenzialità delle fasi procedimentali) deve essere sostenuta (ex articolo 21 septies) da un minimum di elementi indispensabili perché un atto possa considerarsi valido, e questi elementi sono ricadenti nella piena individuazione del soggetto legittimato, nell’oggetto idoneo (che rappresenta il termine attivo e quello passivo dell’atto), nella forma, nel contenuto e nelle finalità (che devono sempre tendere al raggiungimento del pubblico interesse o della sua finalizzazione).

Si può subito sostenere che procedimento amministrativo e provvedimento amministrativo sono intimamente legati da meccanismi formali e procedurali che devono essere rispettati pena la nullità (annullabilità) dell’atto, dovendo rilevare che sia la carenza di un elemento essenziale che la presenza di una violazione alle regole del procedimento comporta sicura invalidità (da non confondere con la mera irregolarità, ex comma 2 dell’art.21 octies), invalidità che va connessa alla conformazione dell’atto alle ipotesi delineate astrattamente dall’ordinamento, e la mancanza di una formalità (ora sostanziale) prevista dalla legge (ci si riferisce all’articolo 10 bis) si proietta nell’incapacità dell’atto (rectius provvedimento) ad essere titolare di poteri incidenti sulla sfera giuridica del terzo, per il negato rispetto delle norme giuridiche che ne legittimano sia il potere che l’esistenza, costituendo motivo valido di caducazione per la violazione delle prescrizioni generali (come vedremo da una prima sentenza sul punto). Continua a leggere

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