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Avv. MAURIZIO LUCCA


SEGRETARIO GENERALE AMMINISTRAZIONI LOCALI E MANAGER DI RETE


affidamenti

La motivazione negli affidamenti

Motivazione per tutti gli affidamenti

Non può mancare in questa prospettiva l’obbligo di motivare (ex art. 3 della legge n. 241/1990) le proprie determinazioni, le scelte compiute rendendo conto del processo decisionale, dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche, motivazione (anche sintetica per gli affidamenti diretti) che deve trovare una propria coerenza con l’istruttoria, dimostrando che i criteri di scelta reggono su determinati presupposti da elencare “in chiaro” nel testo redazionale della determinazione a contrarre o dell’atto ad essa equivalente, al fine di assicurare la massima trasparenza, dando dettagliatamente conto del possesso da parte dell’operatore economico selezionato dei requisiti richiesti, della rispondenza di quanto offerto all’interesse pubblico che la stazione appaltante deve soddisfare, di eventuali caratteristiche migliorative offerte dall’affidatario, della congruità del prezzo in rapporto alla qualità della prestazione, nonché del rispetto del principio di rotazione [41]. Continua a leggere

Affidamento della gestione impianti sportivi

L’affidamento della gestione impianti sportivi e prolungamento dell’affidamento

Sulla gestione degli impianti sportivi la Deliberazione ANAC n. 1300 del 14 dicembre 2016 interviene distinguendo due tipologie:

  1. gestione di impianti sportivi con rilevanza economica, qualificabile quale “concessione di servizi”, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. vv) del Codice, da affidare nel rispetto delle previsioni di cui all’art. 164 e seguenti del Codice stesso, con applicazione delle parti I e II del Codice stesso (per quanto compatibili);
  2. gestione di impianti sportivi privi di rilevanza economica, sottratta alla disciplina delle concessioni di servizi (art. 164, comma 3), ricondotta nella categoria degli “appalti di servizi”, da aggiudicare secondo le specifiche previsioni dettate dal Codice per gli appalti di servizi sociali di cui al Titolo VI, sez. IV.

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L’affidamento di servizi pubblici

Atti e contratti
 Formulario degli enti localiL’affidamento di servizi pubblici
L’insieme dei principi nazionali e comunitari porta a ritenere valido l’affidamento diretto (cioè, senza una gara aperta) dei “servizi pubblici” alle società miste quando si sia svolta una gara ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato (senza espressamente richiedere alcun limite, minimo o massimo)[1], permettendo, pertanto, l’affidamento diretto della gestione del servizio in via ordinaria ad una società mista, alla condizione imprescindibile che la scelta del socio privato avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica e che a tale socio siano attribuiti specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio[2]: il diritto dell’Unione europea conferma l’affidamento diretto del servizio di rilevanza economica anche a società cosiddette miste, ed anzi esprimendo un vero e proprio favor per il partenariato pubblico/privato e gli organismi misti purchè sia stata esperita una procedura pubblica per l’individuazione del socio privato[3].

Quello che rileva, in termini diversi, è l’individuazione del socio privato mediante gara, essendo l’affidamento ad una partecipata l’estensione (longa manus) di un’attività dell’amministrazione controllante.

La gestione dei servizi pubblici può essere affidata a società che rientrano nel modello del cosiddetto in house providing purchè il socio privato sia scelto con una procedura di evidenza pubblica, sicché la necessità di una gara per la scelta del socio, se da un parte determina l’esclusione della riconducibilità alla figura dell’in house, dall’altra ha condotto a ritenere non corretto annoverare tale figura – tipo di affidamento tra quelli “diretti”[4].

Di converso, l’affidamento diretto di un servizio pubblico senza esperimento di gara, in deroga ai principi generali, è consentito qualora l’amministrazione aggiudicatrice intenda internalizzare il servizio, ovvero affidarlo in house, sempre che sussistano in concreto i requisiti dell’ in house, cioè la proprietà interamente pubblica della società, ovvero il controllo (analogo) su di essa da parte dell’ente aggiudicatore[5].

(estratto, Limiti agli affidamenti diretti, L’Ufficio tecnico, 2015, n.1 – 2)
[1] Socio “industriale” e non meramente “finanziario”; in termini, vedi il Libro verde della Commissione del 30 aprile 2004 e Corte di giustizia, sez. III, 15 ottobre 2009, in causa C-196/08, Acoset Spa, dove si è ribadito la legittimità comunitaria dell’affidamento diretto a società miste, purchè sia rispettata la condizione della gara cosiddetta “a doppio oggetto”.
[2] Corte Cost., 16 luglio 2014, n. 199.
[3] Corte Cost., 17 novembre 2010, n.325; idem 16 luglio 2014, n. 199.
[4] Vedi, il parere del Cons. Stato, sez. II, 18 aprile 2007, n. 456.
[5] Cons. Stato, sez. V, 30 aprile 2013, n.4832.

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