“La libertà è, nella filosofia, la ragione; nell'arte, l'ispirazione; nella politica, il diritto.”

Ecco che giunge da “molto molto lontano[1] il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 ottobre 2020, «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», nella sua linearità dispositiva toglie pezzi di libertà in virtù di un interesse superiore: la salute pubblica a scapito della democrazia: un evidente divario tra élite e popolo sull’effetto dell’obiettivazione della paura[2].

Aspettiamoci le narrazioni delle dirette The Truman show, con annunci “bandiera” sull’emergenza, con chiusure catenaccio dei “decretucci”, invece di prodigarsi sulle strutture e sui servizi sanitari, sull’assolvimento degli impegni sulle aziende, sui professionisti, sulle famiglie, sulle funzioni vitali per un Paese, dando l’ardente stura ai negazionisti, piuttosto che l’adozione di misure non ragionevoli e proporzionate, secondo i principi di “buon andamento” dell’art. 97 Cost.[3].

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L’arido latrato del nuovo dpcm: la “di(e)ttatura” COVID-19. Riflessioni minime sul senso della misura

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Ecco che giunge da “molto molto lontano[1] il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 ottobre 2020, «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», nella sua linearità dispositiva toglie pezzi di libertà in virtù di un interesse superiore: la salute pubblica a scapito della democrazia: un evidente divario tra élite e popolo sull’effetto dell’obiettivazione della paura[2].

Aspettiamoci le narrazioni delle dirette The Truman show, con annunci “bandiera” sull’emergenza, con chiusure catenaccio dei “decretucci”, invece di prodigarsi sulle strutture e sui servizi sanitari, sull’assolvimento degli impegni sulle aziende, sui professionisti, sulle famiglie, sulle funzioni vitali per un Paese, dando l’ardente stura ai negazionisti, piuttosto che l’adozione di misure non ragionevoli e proporzionate, secondo i principi di “buon andamento” dell’art. 97 Cost.[3].

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